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Know how, il patrimonio netto


L'apertura e la trasformazione dei mercati impongono alle imprese ristrutturazioni, acquisizioni, fusioni, creazione di network, joint venture, ecc. Tutto ciò ha effetti anche sul lavoro: aumentano i rapporti flessibili, la mobilità, i problemi di eccedenze e di rotazioni del personale. In particolare, lo scenario del lavoro, a seguito della aumentata (e talvolta per la prima volta insorgente) competizione, è caratterizzato dalla scarsità dell'offerta, dalla riduzione progressiva dei rapporti subordinati e dall'insorgere della imprenditorialità professionale.

Tutto ciò sembrerebbe confermare l'accennata interscambiabilità del fattore Umano e prospettarne, addirittura, un aumento. In effetti, la competizione reale sta modificando due cardini dell'economia d'impresa tradizionale: il datore di lavoro e il dipendente. In forma impercettibile, ma inesorabile il primo si sta trasformando in "cliente" e il secondo in "fornitore".
Le imprese sono così portate a considerare le proprie risorse da una nuova angolazione. Le risorse che esse destinano in modo durevole alla produzione del reddito tendono a trasferirsi dal campo tangibile (impianti, processi produttivi, sistemi distributivi) al campo intangibile: il know-how, cioè il saper fare specifico che le persone legate all'impresa mettono in atto per
produrre tecnologie, prodotti e servizi.

Imprese, manager e professionisti stanno sempre più rendendosi conto che il know-how, posseduto e applicato dagli operatori aziendali, dovrebbe essere incluso nel patrimonio netto. Anche se la disciplina ragionieristica non lo prevede.

Emerge così un nuovo modo di rappresentare la ricchezza di un'impresa e, per sommatoria, di un'intera nazione. Già Adam Smith, nel suo "La ricchezza delle nazioni", aveva intuito e teorizzato l'importanza della differenziazione dei salari, legati in correlazione positiva agli "investimenti" in istruzione. Per molte imprese è possibile identificare le core competencies con l'insieme dei know-how posseduti dagli operatori in esse inseriti. Questo insieme è un vero e proprio patrimonio netto, un capitale in grado di produrre reddito.

Così, come un'impresa può essere sottocapitalizzata in termini classicamente economici (e, quindi, impossibilitata a produrre il reddito previsto), allo stesso modo il suo capitale umano può essere inadeguato in termini di "core competencies". In altre parole, prima di definire come agisce il capitale umano, valutandone prestazioni e collegamento tra obiettivi e risultati, occorre definire le condizioni affinchè possa produrre i risultati attesi. Queste condizioni sono leggibili nelle finalità organizzative e nei conseguenti contenuti richiesti alle singole posizioni.

Testo tratto dal volume
Fare Assessment, autori G.C. Cocco - A. Gallo

Approfondimenti sull'argomento:
Dalle finalità ai ruoli organizzativi 
Assessment questionaires

Si ringrazia per la collaborazione
Edizioni FrancoAngeli, la più grande biblioteca specializzata



 



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