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Motori lineari


Si parla di questa tipologia di motori  in termini di novità tecnologica, ma in realtà essi esistono da circa un secolo. Le attuali trasmissioni meccaniche, viti a ricircolo di sfere e pignone cremagliera, utilizzate per trasformare il moto rotante in lineare, non riescono ad adeguarsi a queste nuove esigenze. I limiti strutturali dei motori sono sintetizzabili nella rigidità, nella produzione di calore e nelle dilatazioni; nella velocità limite periferica delle sfere e della chiocciola; nei giochi variabili, nei precarichi e nell'aumento delle inerzie meccaniche legato ai diametri e alle lunghezze delle trasmissioni.

Alle alte accelerazioni la potenza del motore viene spesa per la trasmissione. Con l'obiettivo di ottenere aumenti di velocità con elevate precisioni e risolvere i problemi connessi alle crescenti lunghezze dei campi di lavoro, si è pensato di ricorrere al motore lineare.

Possiamo  classificare i motori lineari in varie tipologie: a un solo lato motore, a due lati motore tubolare, motore anulare . Il motore lineare a un solo lato può essere  a sua volta di tipo sincrono e asincrono.

Il primo è composto da una parte primaria (pacchetto lamellare con avvolgimento in c.a.) e una parte secondaria (nucleo portante in ferro rivestito con magneti permanenti a terre rare).

Il secondo è composto da una parte primaria (pacchetto lamellare con avvolgimento in c.a.) e una parte secondaria (avvolgimento trifase in c.c. con anima in ferro).

Siemens



 



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